• Sabrina Allegra

La lotta di Màxima Acuña per la sua terra

Aggiornato il: mar 5

Máxima Acuña, proclamata nel 2014 Defensora del Año dalla Rete Latinoamericana delle Donne (ULAM), è una delle vincitrici del prestigioso Goldman Environmental Prize 2016.

Il Nobel per l'Ambiente è un riconoscimento internazionale destinato ad attivist* che lottano in prima persona a favore dell'ambiente e delle risorse naturali minacciate dai grandi interessi economici. Si tratta di attivist* che rischiano la propria vita, talvolta perdendola, come è successo all'attivista honduregna Berta Isabel Cáceres, leader del popolo indigeno Lenca, che per anni si è battuta per impedire l'usurpazione della terra e delle acque del Río Gualcarque. Un omicidio annunciato da tempo che lo scorso marzo ha segnato la fine della vita della co-fondatrice del COPINH (Consiglio delle organizzazioni popolari ed indigene dell'Honduras).


La storia di Máxima, contadina e proprietaria della sua terra nel nord del Perù, colpisce per il coraggio e la determinazione nella battaglia, per ora vinta, contro il colosso minerario statunitense Newmont (proprietario al 51% della multinazionale Yanacocha). Oggetto del contendere è il terreno da lei posseduto, parte di un progetto di espansione della più grande miniera d'oro dell'America Latina, la Yanacocha. Dopo aver rifiutato di vendere la sua preziosa terra, unica fonte di sostentamento, dal 2011 Máxima e la sua famiglia hanno cominciato a subire intimidazioni e percosse da parte di funzionari della Newmont, appoggiata dalle forze armate governative.

Solo nel 2014 le accuse mosse dalla Newmont, una tra le multinazionali -paradossalmente- riconosciute dall'Indice Mondiale Dow Jones come società leader nella sostenibilità economica, abientale e sociale tra il 2006 e il 2015, decadono in suo favore proclamando Máxima e suo marito leggittimi proprietari del territorio di Laguna Azul.



"Seré pobre, seré analfabeta, pero yo sé que nuestras lagunas realmente son nuestros tesoros" Maxima Acuña de Chaupe


Questa è una delle tante storie che riguardano i diritti delle popolazioni native sulle loro terre, circa il 5% della popolazione mondiale ,violati dai grandi investitori stranieri. Con il sostegno di governi nazionali poco lungimiranti, o corrotti, le più grandi multinazionali del Pianeta mettono in atto politiche agricole che da un lato danneggiano le economie locali di sussistenza, mentre dall'altro intaccano le risorse naturali, quali l'acqua, il terreno e le foreste, provocando gravi squilibri nell'ecosistema.


Tali politiche economiche, che violano la Dichiarazione sui Diritti delle Popolazioni Indigene (2007, Onu), hanno un impatto negativo non solo sotto il profilo ambientale ed economico ma anche sociale. Perdendo le loro terre, intere comunità rurali vedono, infatti, calpestati i sacrifici di una vita, oltre che l'unica fonte di sostentamento per le loro famiglie.

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